Formula Svizzera

L’ePrix di Zurigo è uno spettacolo di tecnologia avanguardistica in cui il ruolo delle SUP svizzere e dell’industria locale è di cruciale importanza.

Di Peter Hossli

Per guardare al futuro, i due brizzolati italiani iniziano col togliersi le scarpe, standosene in calzini in un locale del Politecnico di Zurigo che odora di muffa e di metallo. Le calzature rovinerebbero la morbida moquette che ricopre il pavimento, dove su strette corsie marcate con strisce adesive bianche e gialle circolano dei veicoli dall’aspetto curioso.

Quasi per magia, le macchinette grandi come un pugno si fermano davanti ai cartelli, svoltano agli incroci, danno la precedenza ai trabiccoli che arrivano da destra. Tra casette di cartone, di cui una vagamente somigliante al Politecnico, se ne stanno acquattati centinaia di anatroccoli gialli che danno il nome al luogo: Duckietown. È nella città delle paperelle di gomma che nasce il futuro della mobilità, ed è qui che gira la Formula Svizzera.

Zurigo più attraente di Boston

Ne fa parte l’ePrix di Zurigo del 10 giugno, la prima corsa su circuito in Svizzera da 64 anni a questa parte, che vedrà competere dei bolidi a pura propulsione elettrica, dimostrando che in Svizzera il mondo scientifico, le banche e l’industria stanno creando un clima di innovazione.

Le stramberie mobili che vagano nell’ammuffito locale del Politecnico sono dei robot controllati da algoritmi che passano davanti ai “duckies”. «Le papere piacciono a tutti», spiega Andrea Cesni (35). «perché allontanano il timore tecnologico.» I robot verrebbero spesso correlati con scienziati pazzi – «mentre le papere invogliano a giocare».

L’ingegnere romano ha sviluppato Duckietown negli USA, nel 2016, presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston. I suoi studenti hanno costruito dei robot, li hanno dotati di ruote e di una videocamera, hanno compilato degli algoritmi e poi hanno fatto circolare le miniauto in autonomia.

Due anni dopo sono una dozzina le università partecipanti al progetto, ma Cesni ha trasferito la centrale di Duckietown ai piedi del Zürichberg. «Per i ricercatori il Politecnico è un luogo molto più propizio rispetto alle università americane», dice il suo collega Emilio Frazzoli (48), ingegnere e professore anch’egli originario di Roma e che, come Cesni, è passato dal MIT al Politecnico.

Frazzoli sa quello che dice. A Boston ha fondato NuTonomy, una società che intende diffondere nelle città i taxi a guida autonoma: Duckietown fatta realtà. Aprirà presto un ufficio a Zurigo, conservando però la funzione di docente al Politecnico. «La Svizzera è economicamente più favorevole», afferma. Le università americane volevano arricchirsi e le scuole professionali locali creare delle posizioni private. Frazzoli ne ha qualcuna da assegnare, tanto più che da Zurigo intende rivoluzionare il mondo. Facendo come dice lui, un giorno sarà inutile possedere un’auto perché da cellulare si potrà chiamarne una senza conducente che nel giro di tre minuti arriva, porta il passeggero a destinazione, lo fa scendere e va a raccogliere il passeggero successivo. Perdere tempo con code, parcheggi e rifornimenti? Acqua passata!

Il numero di auto circolanti si ridurrebbe così del 60%, afferma Frazzoli, una manna per le nostre iper-intasate metropoli. «Ad esempio, le autorità di Singapore non chiedono più cosa fare, ma quando avremo finalmente pronte le auto che servono.» Economico, pulito, silenzioso, senza incidenti: è così che Frazzoli descrive il traffico del futuro.

Per realizzare la sua visione, il professore del Politecnico necessita di ingegneri e programmatori, che egli forma a Zurigo per poi assumerli. «Qui in Svizzera, la qualità degli studenti è fenomenale», precisa. «Il Politecnico ci sostiene e mi dà il tempo necessario per la ricerca.»

Lino Guzzella (60), presidente del Politecnico, è convinto di doverlo fare. Nel passaggio dalla mobilità a trazione fossile a quella elettrica, il nostro Paese deve assumere un «ruolo centrale». Il perché del ruolo essenziale della piccola Svizzera, Guzzella lo spiega in una frase: «Perché la Svizzera non ha una propria industria automobilistica.» Non essendo vincolata a privilegiare i propri marchi, è un mercato di prova ideale.

La Svizzera può permettersi di sperimentare e la sua popolazione è rispettosa dell’ambiente e aperta alla tecnologia. Con le sue industrie meccanica ed energetica, questo Paese già dispone delle colonne portanti del cambiamento, come del resto di un’eccellente rete di trasporto pubblico. «In futuro il legame tra mobilità pubblica e privata sarà ancora più stretto», dichiara Guzzella.

Il Politecnico sostiene la cultura delle start-up. «Non ne traiamo alcun guadagno, ma creiamo posti di lavoro in Svizzera.» Ma portare delle start-up svizzere a livello mondiale è tuttora difficile. Per dei buoni progetti si potrebbero trovare rapidamente i primi due milioni di franchi di capitale iniziale, ma se invece ne fossero necessari 20 o 50 le aziende si trasferirebbero nella Silicon Valley e lascerebbero Paradeplatz. «Il finanziamento non compete alle banche», afferma Guzzella. «Il rischio è elevato, ci si deve occupare delle aziende sotto l’aspetto tecnico.» Ma il presidente del Politecnico spera che anche qui da noi possa svilupparsi una cultura del capitale di rischio.

La banca svizzera Julius Bär è sponsor e azionista della ABB FIA Formula E Championship, un impegno che secondo Gian Rossi, direttore della Bär in Svizzera, ben si addice a una banca che vuole investire nel futuro: nella robotica, nell’urbanizzazione o appunto nella mobilità. La Formula E è ideale come connubio di divertimento e di tematica sensibile. «È una piattaforma che dimostra il potenziale dell’elettromobilità», dice Rossi.

Il Politecnico di Zurigo utilizza questa piattaforma nel contesto di un simposio scientifico ante gara, tanto più che la Formula E ha dei problemi su cui anche gli ingegneri del Politecnico stanno lavorando: batterie molto piccole e che durano di più oppure algoritmi che fanno risparmiare energia. «Spero che la corsa possa attirare dei giovani e che i nostri progetti li motivino a studiare qui da noi», dice Guzzella. «Stiamo cercando cervelli.»

Menti brillanti come Philipp Elbert (35) e Andreas Ritter (30), due ingegneri che lavorano nel laboratorio di meccanica del Politecnico. Su una sua parete è appeso un diagramma dello Swiss Trolley Plus, un autobus che a Zurigo sta circolando da un anno e che grazie ai loro algoritmi consuma il 15% in meno di energia rispetto ai normali filobus.

Hanno anche sviluppato una batteria autoapprendente che consente al filobus di viaggiare più a lungo senza linea aerea. Una condizione essenziale per conseguire un obiettivo della VBZ: dal 2030, propulsione elettrica per tutti gli autobus.

«Gli algoritmi del filobus sono simili a quelli di un’auto di Formula E», spiega Ritter, dottorando in ingegneria meccanica. «Entrambi mirano a uno sfruttamento ottimale della batteria. L’auto da corsa deve correre il più veloce possibile e il filobus dev’essere molto confortevole.»

Dall’altra parte della città, nei pressi del Triemlispital, Fatmir Alijaj (34) guida un filobus recante una scritta verde. «Si guida come un qualsiasi filobus», dice l’autista Alijaj, solo che è diverso. «Un filobus intelligente che sa in quale punto del percorso deve caricare la batteria», spiega l’ingegnere meccanico Elbert. Gli algoritmi rilevano la posizione e lo stato del filobus, quanti passeggeri sta trasportando, il valore di temperatura e, in base ai dati raccolti, la batteria elabora una strategia ottimale, ma le decisioni spettano sempre all’essere umano. Premendo sull’acceleratore, Fatmir Alijaj riceve l’energia di cui necessita. «Sono gli algoritmi a decidere dove e quando attingere energia, se dalla batteria o dalla linea aerea», spiega Ritter.

«Il Politecnico è forte perché in Svizzera sta emergendo una collettività che vuole cambiare la mobilità», dice Elbert. «Essendo un mezzo sperimentale che trova un’applicazione pratica, al Politecnico sono in molti a studiare la mobilità di questo autobus a Zurigo.» Non vogliono andare in giro solo con paperelle di gomma, ma con delle vere auto.

Tecnologia di punta ed emozioni
IL CEO Ulrich Spiesshofer spiega perché ABB e la Formula E sono partner perfetti.

«Diamo un contributo importante per un ambiente pulito»


ABB è l’eponimo del Campionato ABB FIA Formula: perché?

L’elettromobilità prenderà piede anche nel mondo delle auto; la domanda non è se ciò avverrà, bensì quando e con che rapidità. Se vogliamo davvero attuare la rivoluzione elettrica, dobbiamo rendere l’elettromobilità non solo sostenibile ma anche emozionante. In questo ABB e Formula E si integrano alla perfezione e sono all’avanguardia delle nuove tecnologie.

Come può ABB trarre vantaggio dall’elettrificazione della mobilità?

Noi portiamo la corrente da ogni centrale elettrica a ogni punto di consumo. ABB offre oggi su scala mondiale tutte le tecnologie necessarie per una mobilità sostenibile, dall’integrazione e trasmissione di energie rinnovabili fino alla ricarica rapida di auto elettriche.

Per molti la ricarica di veicoli elettrici rappresenta un grosso problema. ABB è leader mondiale nel settore delle stazioni di ricarica rapida. Qual è la situazione attuale?

Alla Fiera di Hannover ABB ha lanciato il suo sistema di ricarica ultrarapida Terra HP con potenza fino a 350 kilowatt, suscitando l’ammirazione della cancelliera federale Angela Merkel e del presidente messicano Enrique Peña Nieto. Il tempo di ricarica per un’autonomia di 200 km è di soli 8 minuti, tempo ideale per l’impiego nelle aree di servizio autostradali. Siamo decisi ad accelerare il potenziamento dell’infrastruttura di ricarica elettrica, dando così un contributo importante per un ambiente pulito.

Non sono importanti solo le stazioni di ricarica, anche le reti devono diventare più efficienti. Cosa può fare ABB al riguardo?

La rivoluzione energetica ci apre la prospettiva di scindere la crescita economica dall’impatto ambientale e di creare benessere. Le energie rinnovabili comportano un drammatico aumento di complessità nella distribuzione elettrica. Ciò impone delle tecnologie evolute, capaci di risolvere aspetti cruciali come l’irregolare disponibilità di energia eolica e solare oppure il trasporto di elettricità da lontane fonti di energia rinnovabili fino ai centri di consumo. Potenziamento, adeguamento intelligente e sviluppo della rete elettrica in linea con la domanda di ricarica sono requisiti essenziali per mettere in moto le cose. ABB è azienda leader in questo mercato.

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